Fédération Européenne des Cités Napoléonienne

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Cherasco

Fondata come libero comune ghibellino nel 1243 dal marchese aleramico Manfredi Lancia, allora Vicario Imperiale, passò rapidamente alla fazione guelfa di Carlo d'Angiò. Conquistata dai Visconti milanesi, fu da questi ceduta nel 1385 agli Orléans francesi, come dote di Valentina Visconti andata sposa a Ludovico. Quando nel 1498 divenne re di Francia Luigi XII d'Orléans la città divenne uno dei teatri delle guerre cinquecentesche tra Spagnoli e Francesi. Solo nel 1559 tornò un po' di tranquillità con la pace di Cateau-Cambrésis e con la definitiva annessione al dominio dei Savoia. La ripresa fu lenta e difficoltosa, caratterizzata dalla costruzione del canale "Sarmassa" che avrebbe permesso l'irrigazione delle terre tra i fiumi Tanaro e Stura. All'inizio del ‘600 la città divenne definitivamente una piazzaforte militare a tutela della strada tra il mare e Torino. Nel 1610 ebbe mura possenti. Sicura e soprattutto non toccata dalla grande pestilenza, nel 1630 ospitò la Corte sabauda in fuga da Torino e fu sede delle trattative e della pace di Cherasco del 1631, che concluse la seconda guerra del Monferrato. Quella presenza di Casa Savoia fu di stimolo significativo al rinnovamento dell'abitato ed alla costruzione di nuove strutture: in poco tempo la città si trasformò in barocca. Cherasco fu coinvolta negli avvenimenti relativi all'assedio franco-spagnolo di Torino del 1706 (fu questa l'occasione della presenza a Cherasco della Sacra Sindone), e poi nella 1a Campagna napoleonica dell'aprile 1796.
Napoleon
Napoleon
Il 25 aprile 1796, nel pomeriggio, Napoleone Bonaparte entrò in Cherasco, preceduto qualche ora prima dal generale Masséna, venuto a sincerarsi che la piazzaforte fosse stata sgomberata da Piemontesi e Austriaci (partiti di buon mattino). Scelse come residenza il palazzo dei conti Salmatoris. Qui ricevette la delegazione piemontese: il conte Sallier De la Tour allora generale in capo, ed il colonnello Joseph Henri marchese di Costa de Beauregard, capo dello Stato Maggiore piemontese. Napoleone impose loro le clausole dell'armistizio, che, a lungo discusse, rifiutate da una parte, imposte con minacce dall'altra, furono sottoscritte alle 2 del mattino del 28 aprile dai due plenipotenziari del re Vittorio Amedeo III di Sardegna-Piemonte.
Furono imposte forti contribuzioni alle 4 parrocchie di Cherasco (la metà del loro reddito annuale) e ai 5 conventi (44 mila lire) e infine alla stessa città (110 mila lire).
Napoleone scrisse un famoso proclama ai soldati: "Avere riportato in 15 giorni 6 vittorie, prese 21 bandiere, 55 cannoni, molte piazze forti, conquistata la porzione la più fertile e la più ricca del Piemonte, avete fatto 15.000 prigionieri, tra uccisi e feriti più di 12.000 uomini...". Da quel momento Cherasco ebbe un comandante militare francese, pur se formalmente restituita ai Savoia. I Francesi abbandonarono la città soltanto momentaneamente nel dicembre del 1798, per ritornare pochi giorni dopo per innalzare l'albero della libertà (con la berretta giacobina in cima), bruciare i titoli di nobiltà locale e rinominare le strade. Il 12 maggio un folto gruppo di persone dei paesi vicini (di Narzole, Monchiero e Novello) distrusse ogni parvenza repubblicana e saccheggiò la città, compiendovi atrocità sino alla vigilia dell'arrivo degli Austro-Russi del 29 maggio 1799.
I Francesi tornarono ad occupare Cherasco il 20 settembre 1800, a circa 3 mesi dopo la vittoria di Marengo. La città ridivenne Francese e, pur coinvolta negativamente dalla presenza sul territorio dei "Briganti di Narzole", aderì pienamente alla nuova politica, scandendo la propria vita con il canto di tanti "Te Deum" a sottolineare tutti gli avvenimenti "nazionali" e "privati" di Napoleone, con le celebrazioni delle feste dell'incoronazione, di S. Napoleone, e per la nascita del Re di Roma.
L'11 ottobre 1802 il cheraschese Carlo Secondo Salmatoris Roussillion fu nominato Prefetto del Palazzo dei Consoli, poi il 24 settembre 1803, intendente alle fabbriche del Governo e ancora successivamente lo stesso fu Presidente del collegio elettorale del Dipartimento del Tanaro, maestro di cerimonie, introduttore degli ambasciatori, sino alla soprintendenza a tutti i beni della Corona napoleonica in Italia.
Il Salmatoris ebbe una parte di rilievo nella organizzazione dell'incoronazione imperiale: il 6 novembre 1804 fu incaricato di incontrare il Papa ai confini dello stato e di accompagnarlo a Parigi. Uguale ruolo primario ebbe nella incoronazione di Milano: fu lui a ritirare nel duomo di Monza e a scortare a Milano la "Corona Ferrea". Fu sempre il nostro Salmatoris a organizzare il "soggiorno" di Pio VII a Savona nel 1809, prima di essere ancora richiamato a Parigi.
Ancora negli ultimi anni dell'impero i Cheraschesi erano animati dall'idea di poter finalmente portare a termine la costruzione del secondo Arco della città, iniziato alcuni decenni prima, per dedicarlo proprio a Napoleone, la cui statua sul culmine avrebbe guardato la Madonna del Rosario (storica protettrice della città) che si trova sul primo Arco della città.

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